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STAZIONE di
RICARICA

RICARICHE ARIA PULITA:
Il compressore per
aria
respirabile è una sofisticata macchina che abbina le
caratteristiche del compressore per aria abbinato a sistemi di
filtraggio e deumidificazione. Questo perché durante la
compressione si genera una grande quantità di acqua emulsionata
con parti di olio di lubrificazione, con relative problematiche
quali accumulo di acqua nelle bombole. Se l’aria utilizzata è
inquinata, è possibile un’intossicazione per chi eventualmente
la respirasse.
Funzionamento
Il funzionamento e del tutto simile ai
compressori di aria compressa usati in ambito industriale,
quindi pluricilindri, generalmente da tre a quattro, posizionati
a corpo stellare, e relative valvole sulle testate antiritorno
di flusso, e lubrificati con oli minerali compatibili
fisiologicamente e con le elevate pressioni di ossigeno
ricavato, che potrebbero causare pericolose esplosioni. Nel caso
di quattro cilindri il funzionamento di base è il seguente: il
primo cilindro porta l'aria da pressione ambiente a bassa
pressione, il secondo da bassa a medio alta, il terzo da medio
alta a alta, il quarto da alta ad altissima, quindi fino a ca
350
Atm, ma generalmente
in Italia tranne rari casi, dati i costi elevati delle bombole
prodotte e collaudate a 350
Atm, viene usata la
pressione di ca 220
Atm massima. L'aria
nelle varie fasi di compressione passa attraverso dei
decantatori e/o separatori di condensa, in genere l'umidità
contenuta dell'aria che viene trasormata in acqua, che si
emulsiona con una piccolissima parte di olio usata per la
lubrificazione del gruppo pompante. Questa viene espulsa e
raccolta in contenitori appositi. Infine tutta l'aria prima di
arrivare alle bombole viene filtrata e deodorata attraverso il
passaggio in un tubo contenitore a strati di granuli di
separatore molecolare e carbone attivo. A seguito di questo
ciclo l'aria risulta infine perfettamente pulita, inodore,
asciutta e respirabile. Il materiale filtrante può essere anche
inserito in cartucce, e il tutto dopo un certo numero di
ricariche va sostituito, poiché il carbone si umidifica e non è
più efficiente, l'aria infine avrebbe un odore intenso e
potrebbe essere anche dannosa e poco piacevole, portando ad
avere nausee e mal di testa.
Aria compressa respirabile
L'aria compressa respirabile è una forma di gas compresso per
utilizzo prevalentemente necessario per la
respirazione e permetterne lo stoccaggio, il
trasporto e l'uso in ambienti ostili e/o sotto l'acqua.
Quindi in presenza di incendi e relativi fumi tossici, in
ambienti di lavoro o di conflitti militari in presenza di gas
tossici o di assenza di aria, ed infine, uso più frequente in
assoluto, nel mondo della subacquea per le relative immersioni,
grazie al quale ha avuto una grande diffusione ed affinamento
delle tecnologie, e per cui si è evoluto portando allo sviluppo
di
miscele
respiratorie diverse sia esse arricchite di
ossigeno
che abbinate ad altri gas quali l'elio
o l'argon,
per immersioni profonde ed eliminazione dei relativi problemi di
narcosi. Viene utilizzata inoltre per il funzionamento delle
camere di
decompressione.
Caratteristiche generali
L'aria compressa respirabile è principalmente un gas filtrato,
deumidificato e deodorato. Si divide in aria compressa a bassa
pressione o ad alta pressione ed è generata da
compressori molto sofisticati
che ne forniscono quantità proporzionali alla loro potenza.
Pressioni
Le pressioni di carica sono generate fino a ca 30
Atm
per la bassa pressione a fino a 350
Atm
per l'alta pressione. La bassa pressione viene fornita da
compressori che lavorano contemporaneamente al subacqueo e
forniscono aria attraverso un tubo chiamato
narghilè, nella
subacquea è così definito per somiglianza con
la pipa ad acqua, lungo a sufficienza da raggiungere le
profondità o i luoghi di operatività, che attraverso un
riduttore fornisce aria alla pressione ambiente che circonda il
subacqueo/operatore. L'aria ad alta pressione viene invece
immagazzinata in
bombole di capacità variabile, da ca 2 fino a
50 lt, così da poter essere trasportata e nel caso dei subacquei
indossata con cinghiaggi e
schienalino o con giubbotti idrostatici
chiamati
GAV.
Utilizzo
Nell'attività subacquea moderna in generale
l'aria compressa respirabile viene usato il metodo delle
bombole
collegate all'erogatore,
da cui è possibile respirare attraverso un boccaglio, tenuto con
la bocca. Questo metodo ha rivoluzionato il mondo delle attività
subacquee a cominciare dai primi anni '50, perché permetteva una
grande libertà di movimento limitata solo dall'autonomia delle
quantità d'aria portata e dai relativi limiti di non
decompressione. Nel caso di attività in superficie,
prevalentemente in quelle estrattive, miniere, e soccorso,
vigili del fuoco, il sistema è lo stesso con differenza nel
boccaglio che è di tipo a maschera che copre bocca e naso e in
certi casi per sicurezza vengono usate delle maschere a tutta
faccia, dette granfacciali, che permettono la respirazione in
condizioni naturali, cioè con bocca naso, difendendo anche gli
occhi da gas e fumi irritanti. Con queste maschere il tipo di
respirazione, a seconda dei casi, può essere a domanda o a
flusso continuo. Con il
narghilè,
in pratica l'erogatore
da sub con frusta di collegamento tra I° e II° stadio di
lunghezza variabile a piacimento e a seconda delle necessità, si
ottiente lo stesso sistema di respirazione così come fornita dal
compressore a bassa pressione, in pratica permette più libertà
di movimento e agilità sottacqua, senza dover indossare le
bombole, ma vincolando il sub alla lunghezza del tubo, questo
sistema è generalmente usato per lavori subacquei assistiti da
terra o dalla barca, prevalentemente in ambito portuale e a
basse profondità. Questo sistema in pratica imita quello dei
palombari
che erano sempre vincolati dal tubo di respirazione collegato ad
un mantice o ad una pompa per aria di superficie, mentre
attualmente per le immersioni stile palombaro organizzate dalla
HDS
(Historical Diving Association) per praticità viene usata
l'aria compressa respirabile contenuta in
bombola
da sub e tenuta in superficie.
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NITROX
Il Nitrox è una
miscela
gassosa normalmente iperossica composta da
ossigeno
(O2) e
azoto
(N2) in proporzioni variabili.
Inizialmente l'uso di tale miscela era riservato
alle applicazioni militari, ma a partire dagli
anni 80
ha iniziato a essere usato dagli speleosub. È stato introdotto
nelle
immersioni ricreative a partire dalla fine degli
anni 90.
Il nitrox, rispetto all'aria presenta
alcune caratteristiche interessanti:
-
A parità di tempo di fondo si ha un
incremento della sicurezza, in quanto la minore percentuale
di azoto riduce il rischio di incorrere nella
malattia da decompressione.
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Pur rimanendo in
curva
di sicurezza può essere usato per dilatare i
tempi di fondo.
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Sposta l'azoto assorbito nei tessuti,
riducendo la durata delle tappe di decompressione.
Le miscele Nitrox vengono comunemente
indicate con la sigla EANx (Aria Arricchita Nitrox),
quando si hanno rapporti di ossigeno superiori al 21%, in cui
"x" è il valore che indica la percentuale di ossigeno. Ad
esempio EAN32 indica un valore di ossigeno del 32% nella
miscela; il rimanente valore sarà quindi composto dal 68% di
azoto, secondo la
legge di
Dalton sulle pressioni parziali dei
gas.
La miscela viene preparata dalle apposite
stazioni di ricarica prima dell'immersione
e la proporzione non viene modificata durante l'attività sotto
il livello dell'acqua. La decisione di quale percentuale di
ossigeno inserire ha ripercussioni sulla profondità
raggiungibile in
sicurezza per effetto della
tossicità dell'ossigeno sul sistema nervoso centrale.
Utilizzi
Particolare attenzione deve essere posta nell'uso
di miscele iperossigenate:
-
Alte pressioni parziali di ossigeno possono
interferire con il sistema nervoso centrale e portare a
convulsioni con conseguente annegamento.
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Una prolungata esposizione a modeste
pressioni parziali di ossigeno può portare comunque alle
convulsioni o alla riduzione della capacità polmonare.
-
L'ossigeno, così come l'azoto è un gas che
produce alterazioni mentali (narcosi/euforia) ad alte
pressioni parziali.
-
L'ossigeno è un gas comburente, se usato in
elevate percentuali, ad elevate pressioni, può incendiare il
materiale con cui viene a contatto.
Quindi per l'uso di miscele ossigenate è
normalmente richiesto un brevetto tecnico.
Data la relativa facilità d'uso questo tipo di
miscela è quella più
comunemente usata, dopo naturalmente la diffusissima aria
compressa, per le
immersioni subacquee
ricreative. Le percentuali di
ossigeno più comuni sono quelle
sino al 40%. Miscele con percentuali superiori di ossigeno
vengono usate come gas decompressivi.
La profondità sino a cui di norma vengono
utilizzate è di 50
m, per quelle più impegnative è
più diffuso l'uso del
Trimix che ha lo scopo di
eliminare il rischio di
narcosi da azoto, e di
permettere quindi immersioni molto profonde e professionali.
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TRIMIX
Il
trimix è una
miscela
gassosa usata da taluni
subacquei
per le
immersioni più impegnative, la si può utilizzare già
a partire dai 40 metri ma solitamente viene utilizzato oltre 60
metri,
oppure quando si oltrepassano i normali tempi di fondo dati
dalle
tabelle
decompressive ad aria.
Lo scopo del trimix è di ridurre/eliminare
gli effetti tossici che ossigeno e azoto scatenano con
l'aumentare della pressione.
Caratteristiche
L'elio essendo un gas più leggero entra in
soluzione nei tessuti presenti nel nostro corpo più velocemente,
ma allo stesso tempo fuoriesce dai tessuti con altrettanta
velocità. Riguardo alle tappe decompressive, il trimix impone le
prime tappe a profondità molto superiori rispetto alle tabelle
di decompressione ad aria o
nitrox.
Composizione
La miscela è composta da
ossigeno,
elio e
azoto. Le
percentuali dei
gas nella
miscela sono variabili in
funzione di vari
parametri, vengono decise dal
subacqueo stesso in base alle caratteristiche di durata dell'immersione,
della
profondità massima, della
pressione parziale
dell'ossigeno e dell'azoto e ad altri parametri che il subacqueo
stesso deve decidere, come il livello di narcosi d'azoto.
La quantità di ossigeno all'interno della miscela non deve avere
una pressione parziale superiore agli 160 kPa. L'ossigeno puro
può essere utilizzato alla massima profondità di 6 metri. Oltre
tale profondità l'ossigeno è tossico per il sistema nervoso
centrale
CNS. Seguendo questi parametri,
si può dire che oltre i 66 metri si supera la pressione parziale
di 160 kPa. L'azoto è un
gas pesante, e dopo la
profondità di 30 metri (400 kPa) diventa narcotico poiché entra
in soluzione negli strati
lipidici che compongono i
neuroni e interferisce con i
normali segnali, dando un senso di ubriachezza. Più aumenta la
pressione più questo effetto
diventa forte. La presenza di
elio nella miscela diminuisce
la quantità dei gas che sono contenuti nella aria che respiriamo
in superficie. Perciò la minor quantità di
azoto, significa minor effetto
narcotico, quindi più lucidità durante le immersioni profonde.
Se usato in miscela con il solo ossigeno (Heliox)
l'elio però presenta dei problemi rilevanti soprattutto superati
i 150 metri di prodondità. Poiché se la velocità di discesa
superasse i 30 metri al minuto si potrebbe incorrere in quella
che viene chiamata
HPNS (High pressure nervous
syndrome).
Lo scopo essenziale delle miscele trimix è quello
di poter svolgere immersioni ad alte profondità senza incorrere
in problemi di
iperossia o tossicità
dell'ossigeno, e di mantenere una
narcosi da azoto come se ci si
trovasse a 30 metri di profondità.
Nomenclatura
Un trimix
20/25 definisce una miscela composta dal 20% di
O2
e dal 25% di elio, e della restante parte (55%) di azoto.
Possiamo definire tre tipi di miscele Trimix:
-
Normossico : In cui la percentuale di
ossigeno rientra in un range che va dal 18% al 21%
-
Iperossico : In cui la percentuale di
ossigeno è superiore al 21%.
-
Ipossico : In cui la percentuale di ossigeno
è inferiore al 18%.
Pianificazione
Le immersioni con questo tipo di miscele devono
essere assolutamente ben
pianificate. Oggi vengono usati
software che a seconda dei
parametri inseriti calcolano le
quantità dei gas componenti la miscela e le relative soste di
decompressione da effettuare durante la risalita con i
conseguenti gas decompressivi da usare, indispensabili in questo
genere di immersioni.
Scelta delle
miscele
Quando a causa della profondità l'ossigeno
diventa tossico (normalmente viene considerata una soglia fra
1,4 Pa e 1,6 Pa) si è costretti ad utilizzare miscele ipossiche.
Sotto il 16% di Pp della miscela l'ossigeno non viene più
assorbito dall'organismo, quindi è indispensabile utilizzare
miscele differenziate (miscele di trasporto) per il viaggio di
discesa e risalita. Inoltre, per facilitare la decompressione,
spesso si utilizza una terza miscela,
decompressiva, con un alto
tenore di ossigeno (sempre rispettando le soglie indicate). La
diminuzione degli altri due gas nella miscela respirata ne
facilita la cessione da parte dei tessuti dell'organismo.
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